Storia

cartCollocata nell’alta Valle dell’Esaro, sul versante interno della catena Paolana, Malvito viene da alcuni identificata con l’antica città magno-greca di Temesa, ricordata nell’Odissea per le sue miniere di rame.

Il nome Malvito sembra derivare dal latino malvetum, ovvero “luogo di malve”. Anticamente situata ai confini dell’impero bizantino, fu in età longobarda sede di gastaldato ed ebbe grande importanza fino al periodo Normanno, quando venne elevata a contea, come attesta il diploma (che si sottoscrisse nel 1083) di Roberto di Scalea, conte di Malvito. Fu sede episcopale dal IX al XII sec. In seguito all’arrivo dei Normanni, anche per motivazioni di ordine militare, subì un processo di destrutturazione della propria circoscrizione ecclesiastica che portò, sul finire del XII sec., alla soppressione della sede episcopale e al suo trasferimento a San Marco Argentano.

Intorno all’anno Mille, Malvito conobbe – grazie all’apporto di una comunità di monaci greci – uno dei momenti più favorevoli divenendo un importante centro di produzione libraria. All’anno 982 risale infatti l’attività scrittoria dei monaci della chiesa di Santa Parasceve di Malvito che copiavano libretti liturgici, ora conservati nella Biblioteca Apostolica Vaticana e considerati pregevoli capolavori dell’arte calligrafica.

Durante la dominazione sveva Malvito godeva del titolo di città demaniale, come attesta il diploma di Federico II del luglio 1224 dato a Siracusa. Ma un cambiamento decisivo si ebbe nel 1266 quando Carlo I d’Angiò strappò il trono alla Casa di svevia e affidò Malvito nel 1269 a Nicola de Orta che ne divenne il primo feudatario, dopo un lungo periodo in cui Malvito godette della demanialità regia.

Nel 1497 i malvitani ottennero, dai principi Sanseverino, gli statuti civici, cioè le prime concessioni scritte in ordine ai diritti dei cittadini: una vera e propria conquista, dal momento che il Popolo poteva appellarsi a queste regole e norme per limitare i soprusi e la protervia dei Signori locali.

Una nota particolare merita il nostro Beato Padre Jeronimus Molinari (Malvito 1537 - Corigliano Calabro 1607), morto in odore di santità, al quale sarà dedicata una pagina del sito. La sua vita, nonostante le origini benestanti, fu condotta in piena austerità e al totale servizio dei bisognosi. Possa essere, Padre Molinari, un esempio e una guida per tutti noi.

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